sabato 26 marzo 2016

FELICITÀ E FACILITÀ DELLA POESIA VISIVA ITALIANA - MUSEO DELLA CARALE ACCATTINO, IVREA




FELICITÀ E FACILITÀ DELLA POESIA VISIVA ITALIANA
a cura di Adriano Accattino e Lorena Giuranna
Museo della Carale
Via Miniere 34 - Ivrea
19/3/2016 - 17/4/2016

Al Museo della Carale di Ivrea sabato 19 marzo si inaugura la mostra FELICITA' E FACILITA' DELLA POESIA VISIVA ITALIANA con la presentazione di opere, mai esposte al museo, degli anni '50, ’60, ’70, decenni di grande fortuna per la Poesia sperimentale e visiva.
Perché “Felicità” e “Facilità”? Innanzitutto per il gioco di parole. Poi perché la felicità è l’obiettivo preferito degli uomini, che non sanno dire dove risieda, né cosa comporti. La felicità costituisce il punto utopico nel quale si incontrano le aspettative di tutti, e in particolare quelle dei poeti visivi che danno forma alle loro poetiche idee, una forma di immediata lettura e apparente facilità. Accostare i due termini è un azzardo, un’aspirazione non facile da realizzare. L’invito è quello di tagliarci i ponti alle spalle e tentare di realizzare la nostra vita secondo queste due parole...
L’allestimento proposto evidenzia alcuni punti focali che hanno interessato gli autori per la creazione delle opere, offrendo al visitatore una possibile chiave di lettura:
Il Concretismo, cioè la pratica per cui la componente letteraria è ridotta al minimo e lavora sulle immagini che le lettere stesse suggeriscono; ne sono esempio le opere di Carlo Belloli, Mirella Bentivoglio, Adriano Spatola e Decio Pignatari.
Il corpo quale metafora della parola: le immagini di corpi prevalentemente femminili, sono disposti sulla superficie del quadro, spesso con intenti sociali e politici di critica; ne sono esempio le opere di Anna Oberto, Tomaso Binga, Luciano Ori, Lucia Marcucci.
La parola che torna a guardare i linguaggi dell’arte e della pittura, quando nelle opere diventa predominante la dimensione del colore, della composizione e del segno, si vedano le opere di Arrigo Lora-Totino, Fernanda Fedi, Gino Gini, Roberto Malquori.
La parola mappa, quando il disegno si disgrega diventando una parola scritta a mano, utopica, pittorica, persa nel segno e dunque sommersa. E’ il caso di Vincenzo Accame, Martino Oberto, Plinio Mesciulam, Irma Blank.
La musica e gli spartiti sperimentali con notazioni non solo funzionali, ma tendenti alla creazione e alla libera espressione, come nei lavori di Giuseppe Chiari, Betty Danon e Gianni-Emilio Simonetti.
La parola enigmatica, enigmistica e poliedrica di Nanni Balestrini, Ugo Carrega, Giulia Niccolai, Gianni Bertini, Lamberto Pignotti, Michele Perfetti.
Il citazionismo intellettuale, dove la parola cerca un aggancio con le opere altrui e con la memoria storica dell’Arte, si vedano i lavori di Luca Patella, Claudio Parmiggiani, Ugo Locatelli, Eugenio Miccini, Luciano Caruso, William Xerra, Giovanni Fontana, Dino Bedino.
La parola manifesto, intimidatrice, senza scampo di Sarenco, Stelio Maria Martini, Vittore Baroni.

Immagine: Emilio Villa, Labirinto, anni '80.