giovedì 26 luglio 2012

SANDRO BOTTICELLI - PALAZZO DELLA RAGIONE, BERGAMO



SANDRO BOTTICELLI
Palazzo della Ragione
piazza Vecchia - Bergamo Alta
dal 26/7/2012 al 4/11/2012

Mentre la monumentale sede neoclassica dell’Accademia Carrara di Bergamo è in restauro, l’esposizione della selezione maggiore delle sue raccolte, allestita dal 2008 nel Palazzo della Ragione di Bergamo Alta, lascia il posto a una nuova rassegna che ripercorre quella storia collezionistica che, inaugurata alla metà del XVIII secolo dal conte Carrara e tutt’oggi viva, fa ancora oggi della Pinacoteca un unicum nel panorama museale europeo.
Per tutta l’estate fino all’autunno, l’Accademia Carrara di Bergamo presenta nella sua sede temporanea di Palazzo della Ragione, nel cuore di Bergamo Alta, le scoperte e i restauri che negli ultimi anni hanno coinvolto le celebri e preziose opere di Sandro Botticelli conservate nella sua collezione, tra cui l’intenso Vir dolorum (Cristo Dolente), recentemente restituito alla mano del maestro toscano e ora in cerca del suo pendant raffigurante la Mater Dolorosa di cui si sono perse le tracce a San Pietroburgo all’inizio del Novecento.
L’eccezionale “terna” di dipinti è sintesi ad alto livello del percorso di Botticelli, dal primo periodo del Ritratto di Giuliano ai due versanti tematici, sacro e profano, del Cristo dolente e della Storia di Virginia.
Intitolata Sandro Botticelli ‘persona sofistica’ (così Vasari nelle sue Vite definisce il pittore per la sua natura inquieta, stravagante e incontentabile), la mostra curata da Maria Cristina Rodeschini presenta dunque il notissimo Ritratto di Giuliano de’ Medici (1478 – 1480, tempera e olio su tavola, cm 60 x 41), la tavola raffigurante la Storia di Virginia (circa 1500 – 1510, tempera e oro in conchiglia su tavola, cm 83 x 165), e il «nuovo» Botticelli dell'Accademia Carrara, idealmente riunito al suo pendant, andato perduto.
Opera dal forte impatto emotivo e dagli effetti luminosi e cromatici di grande raffinatezza, il Cristo dolente (1495 – 1500, tempera e oro su tavola, cm 47 x 32), a lungo trascurato dalla critica, di recente è stato definitivamente attribuito a Botticelli. L’opera, restaurata da Carlotta Beccaria nel 2010 per essere esposta nella mostra dedicata all’artista al Museo Poldi Pezzoli di Milano, rappresenta un chiaro esempio del tardo stile del maestro, in cui la ricerca di drammaticità ed espressività e il forte carattere mistico e pietistico costituisce un richiamo alla spiritualità savonaroliana della fine del XV secolo.
Le ricerche condotte da Andrea Di Lorenzo hanno ricostruito l’intricata vicenda che ha visto il Cristo separarsi dalla Mater Dolorosa con la quale costituiva un dittico destinato al culto privato che nella mostra bergamasca è “virtualmente” riunito all’opera perduta, finora mai segnalata nel catalogo dell’artista.
Come le altre opere di Botticelli conservate nella Pinacoteca, il Cristo dolente giunse nelle raccolte della Carrara dalla donazione del grande storico dell'arte Giovanni Morelli, che lo aveva acquistato a Firenze. In seguito, la tavola raffigurante la Vergine entrò a far parte della collezione della Granduchessa Maria di Russia, figlia dello zar Nicola I, ma se ne perderanno le tracce dal 1913, anno in cui è esposto all’Ermitage di San Pietroburgo. La riproduzione della Mater dolorosa pubblicata nel raro catalogo di questa mostra (dove si citano anche le misure, del tutto coincidenti con quelle del suo pendant conservato a Bergamo) costituisce l'ultima traccia dell'opera, oggi considerata perduta, ma ha consentito di riunire idealmente due opere destinate a completarsi.
La mostra prosegue poi con la presentazione del restauro del ritratto del giovane Giuliano de’ Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico, morto nel 1478 nella Congiura dei Pazzi che tentò di porre fine all’egemonia della famiglia medicea.
L’intrigo segue il giovane - qui azzimato in camicia bianca, giornea e zuppone - oltre la morte e ancora oggi pone l’opera al centro del dibattito: tra le varie copie del suo ritratto realizzate da Botticelli, non si riesce a identificare il prototipo - la versione conservata a Washington, ricca di dettagli, o quella conservata a Berlino, dal modellato più morbido? - e la fonte di ispirazione. Quello che è certo è che si tratta di un ritratto commemorativo.
Il dipinto è stato oggetto di un delicato intervento conservativo, sostenuto da Italia Nostra-sezione di Bergamo ed eseguito da Carlotta Beccaria per la superficie pittorica e da Roberto Buda per il supporto ligneo i quali, con la direzione di Amalia Pacia della Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici di Milano, si sono occupati non solo del restauro pittorico, ma prima ancora nel recupero del supporto, con la rimozione della rigida “parchettatura” applicata in precedenti interventi che aveva causato sulla tavola pericolose fenditure, la maggiore delle quali attraversava l’occhio e il naso scendendo fino alla veste.
Il dipinto raffigurante la Storia di Virginia, infine, che ha il suo pendant nella Storia di Lucrezia conservato all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, era parte integrante di una spalliera, manufatto molto diffuso nell’ultimo quarto del Quattrocento. Riprendendo la vicenda narrata dallo storico Tito Livio, Botticelli rappresenta gli episodi cruciali della triste storia della giovane Virginia: il rapimento da parte del capo dei decemviri Appio Claudio e del suo legato Marco Claudio, la morte per mano del padre nel tentativo di salvarne l’onore, e la rivolta popolare che ne scaturì. Le vicissitudini di Virginia, come quelle di Lucrezia, divennero chiaro esempio di castità e fedeltà, spesso raffigurate nei forzieri nuziali, fino a diventare allegorie adottate dall’Umanesimo civile italiano. L’analisi stilistica dell’opera spinge a collocarla tra il 1496 e il 1500, quindi durante l’ultima attività di Botticelli, coadiuvato dai suoi collaboratori.