martedì 28 febbraio 2012

ARTE EUROPEA 1949-1979 - COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM, VENEZIA



ARTE EUROPEA 1949-1979
a cura di Philip Rylands
Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni - Dorsoduro 701 Venezia
dal 29/2/2012 al 6/5/2012

In occasione della completa riapertura del museo e del Giardino delle Sculture Nasher dopo i lavori di ristrutturazione, il 29 febbraio la Collezione Peggy Guggenheim presenta la mostra Arte europea 1949-1979 e invita il pubblico ad un’apertura straordinaria gratuita delle sale espositive dalle 17 alle 20. L’esposizione curata da Philip Rylands, direttore del museo, porta in scena una preziosa selezione di opere del secondo dopoguerra, collezionate da Peggy e raramente esposte, ripercorrendo così gli anni “veneziani” della mecenate americana, che visse a Palazzo Venier dei Leoni dal 1949 al 1979, e che, nonostante l’abbandono di New York, fulcro della nuova avanguardia artistica, nel 1947, continuò la sua attività di collezionista lungimirante e all’avanguardia nella città lagunare.
La mostra rappresenta un’occasione unica per vedere inoltre esposte le opere donate al museo veneziano dal 1979, anno della scomparsa di Peggy, ad oggi, a cominciare da alcune delle sculture che animano il rinnovato Giardino della Sculture Nasher, tra cui le opere di Germaine Richier, Tony Caro, Bryan Hunt, Jenny Holzer, Mirko, e Barry Flanagan. Verranno svelate al visitatore opere come Lettera a Palladio n. 6 (1977) di Giuseppe Santomaso, I cantieri (1947-48) di Armando Pizzinato e il più recente Forme in moto (1980), i decoupages di Mimmo Rotella, due lavori di Lucio Fontana, tra cui un Concetto Spaziale del 1955, uno dei primi esempi dei suoi celeberrimi “buchi” opera recentemente acquisita dal museo (2011), Vulcano azteco di Pierre Alechinsky, un rilievo in alluminio e legno di Heinz Mack, una serie di incisioni di Eduardo Chillida, Omaggio al quadrato RIII a-ı di Josef Albers, la tela estroflessa di Agostino Bonalumi, le sculture di Mirko insieme ad una sua preziosa tempera, Bozzetto cancello delle Fosse Ardeatine del 1949, un tardo monotipo di Emilio Vedova, opere di Bice Lazzari, Gastone Novelli (nella foto) e Toti Scialoja, e due dipinti di Carla Accardi, tra cui l’eccellente Blu concentrico del 1960.
L’esposizione si apre con una scultura e un disegno, rispettivamente di Alberto Giacometti e Marino Marini, e si focalizza, nelle prime tre sale, sull’arte italiana e veneziana del secondo dopoguerra, privilegiando gli artisti legati alla figura di Peggy Guggenheim, come Edmondo Bacci, Pizzinato, Santomaso, Tancredi, e Vedova. Alle loro opere si accostano i dipinti della Accardi, di Afro, Enrico Baj, Piero Dorazio e William Congdon. Il percorso prosegue poi i grandi esponenti dell’arte inglese degli anni ’50, da Kenneth Armitage a Francis Bacon, da Alan Davie a Ben Nicholson e Graham Sutherland, e con gli artisti del movimento CoBrA, nato nel 1948, provenienti da Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam, come Karel Appel, Asger Jorn, Corneille e Pierre Alechinsky. Le opere informali della Lazzari e di Scialoja si accostano alle creazioni scultoree raramente esposte di Arman, Alberto Guzman, e Zoltan Kemeny e ai decoupages di Gwyther Irwin e Rotella. La parte conclusiva della mostra si concentra sulla “ricerca visiva” dell’optical art di Franco Costalonga, Victor Vasarely, Manfredo Massironi, Martha Boto, Bice Lazzari e Francesco Sobrino e sui monocromi di Albers, Fontana e Bonalumi, le sculture murali di Mack e Gunther Uecker, la Sfera n. 4 di Arnaldo Pomodoro, le incisioni su carta di Chillida, e un prezioso dipinto di Gastone Novelli del 1960, Una delle sale del museo, recentemente donato dalla Fondazione Araldi Guinetti.
Chiude l’esposizione un omaggio a Marion Richardson Taylor, artista versatile ed eclettica, scomparsa nel 2010, che si è sempre cimentata in un’ampia gamma di stili e tecniche, passando da murales di evidente matrice espressionista-astratta a nature morte cubiste, da ritratti non-figurativi a piccoli disegni intimisti, tutti lavori la cui traccia distintiva è il colore. La sua costante ricerca di un linguaggio artistico innovativo, l’ha spinta ad aprirsi a nuove sperimentazioni e a ripensare in continuo la propria arte, portandola a viaggiare tra Spagna, Egitto, Giappone e Provenza, luoghi che hanno inciso fortemente sulle sue opere. Grazie al lascito dell’artista alla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York nel 1998, il museo veneziano le dedica la sua prima monografica.